BlogTourCaserta : con Aifb alla scoperta delle eccellenze della provincia di Caserta

Il 16 maggio ho avuto l’occasione di partecipare al miniblogtour, organizzato da Aifb, nell’alto Casertano. Lo scopo era quello di conoscere piccole realtà imprenditoriali che cercano di mantenere la tradizione dei luoghi. In partcolare, alcune di quelle che abbiamo visitato sono delle piccole aziende familiari che fanno rete tra di loro perchè la loro filosofia è che ” un coro può raccontare meglio di un assolo le bellezze e le unicità dell’alto Casertano fra i monti del Matese e del Taburno”. Tutti insieme formano un associazione che si chiama Racconti di Terra- Artigiani del Gusto e tra questi siamo stati da:
Pizzeria Pepe in Grani
Caseificio la Baronia
Agriturismo Le Campestre
e per finire alle Cantine Alois

Il giro è cominciato con una sosta al Tropicana Caffè, a Caserta, accanto alla Reggia, dove abbiamo fatto colazione con una brioche che ancora me la sogno,e poi subito siamo partiti…con un fuori programma: eravamo a Caserta e il tempo di fare visita alla Reggia non c’era, ma non potevamo assoltamente non andare a San Leucio.

Nato come luogo di riposo di Re Ferdinando IV di Borbone, il borgo di San Leucio è diventato nei secoli famoso per i suoi opifici. 
Nel tempo, è stato trasformato da casino di caccia in un borgo dove il Re sperimentava la sua politica riformatrice: qui stabilì impianti industriali tecnologicamnete avanzati, per il suo tempo, per la produzione e la tessitura della seta, i suoi operai godevano di una gestione illuminata del lavoro, i loro bambini avevano l’obbligo di frequenza a scuola e gli invalidi del lavoro potevano avere una vita serena grazie ad una cassa in cui i lavoratori versavano una parte dei loro guadagni.
Chi visita San Leucio oggi può visitare la sezione dell’archeologia industriale con l’esposizione degli antichi strumenti di lavoro, il museo della seta, i giardini del Belvedere e la casa del tessitore.
 

Al centro del borgo si trova la piazza della seta e il portale settecentesco che dà accesso alla reggia-filanda e ai quartieri con le case operaie. Lo stile è razionale, funzionale e semplice. I decori sono essenziali.

Le sete prodotte a San Leucio  si possono ritrovare in Vaticano, al Quirinale, alla Casa Bianca e a Buckingham Palace (e quando i miei figli diventeranno grandi tornerà anche a rivestire il mio letto)

 

La seconda tappa è stata la pizzeria Pepe in Grani a Caiazzo. Chi non c’è mai stato può pensare che la pizza di Franco Pepe sia una pizza come tante, per me che ho avuto il piacere di gustarla più di una volta è La Pizza! Il profumo e la consistenza dell’impasto, gli ingredienti che usa, la sua leggerezza fanno della pizza di Franco Pepe la mia preferita in assoluto! Ha un solo problema: dopo aver assaporato la sua, tutte le altre spariscono: si sono buone ma quella di Pepe….
Capite che per chi come me vive in costiera, e non a Caiazzo, e la pizza la mangia almeno 1 volta a settimana il problema è grande! Enorme!

 

 

La sua pizzeria è il risultato di bellissimo connubio: l’esperienza di ben tre generazioni di maestri panificatori e la sua voglia di riprendere la tradizione innovando. La sua struttura, Pepe in Grani, è polifunzionale: qui, l’oramai famoso pizzaiolo, si dedica alla pizza, alla ricerca e all’ospitalità.  La struttura consta di 3 piani, di cui due sono dedicati alla ristorazione e alla formazione, il terzo piano all’accoglienza. Da Franco Pepe vengono privileggiati i prodotti del suo territorio, le eccellezze più rappresentative dell’alto Casertano: a comiciare dal grano, che seleziona personalmente e da cui ricava delle miscele di farina che regalalano all’impasto un profumo particolare, all’olio, alla mozzarella, ai pomodori. In questa pizzeria non esistono impastatrici: tutto è impastato a mano in madie di legno e la lievitazione è naturale e a temperatura ambiente.

 

Credetemi, ve lo dico con gli occhi a cuoricino: non è assolutamente da perdere!!
Se, poi, vi fermate a parlare con lui scoprirete il perchè e il come in pochissimi anni ha lasciato l’attività di famiglia, avviatissima, per avventurarsi in una nuova fase della sua vita che lo ha portato ad essere, forse, il più famoso pizzaiolo al mondo! Il motivo è uno:
la passione per gli impasti e il suo territorio!

La terza tappa è stato il caseificio La Baronia, dei cugini Alfonso e Luca Cutillo. I cugini vengono da una famiglia di allevatori di bufale e produttori di latte. Alle fine degli anni ottanta- inizio anni 90, grazie ad un incontro fortunato, decidono di avviare il caseificio che oggi è una realtà imprenditoriale importante per la produzione della mozzarella di bufala Dop.

 


La produzione è tecnologicamente avanzata, ma conserva, nonostante tutto, l’artigianalità nei gesti e nella lavorzione.
La tecnologia è tutta nella strumentazione che viene utlizzata per mantenere standard di igiene altissmi nel trasposrto, nel riposo del latte e nel confezionamento , mentre, invece, la lavorazione avviene a mano: il latte appena munto viene fatto riposare, poi viene cagliato, filato e mozzato a mano.
Ci hanno fatto assaggiare la mozzarella ancora calda, appena mozzata…buonissima già così!! Un sapore e una consitenza davvero unici.

La tappa successiva è stata all’Agriturismo Le Campestre, che ci ha accolto così

 

Trovo che nessuna frase possa descrivere meglio questi luoghi, fatti di verde, di terra lavorata, di aria buona, di cinguettio degli uccellini. Questo luogo di sogno è il regno della famiglia Lombardi, che dopo aver trascorso qualche anno come emigrante nel nord Europa, è tornata qui perchè nonostante tutto loro e questa terra sono una cosa sola. E lo si capisce dai racconti di Manuel Lombardi e dal fervore e dalla passione con cui racconta della sua famiglia, del suo agriturismo e del suo Conciato Romano.
Il Conciato Romano, presidio SlowFood, ha origini antichissime: veniva prodotto già dai tempi degli antichi romani e poi, dopo un periodo in cui era finito un pò nel dimenticatoio, è stato “riscoperto” e valorizzato dalla famiglia Lombardi. Dal sapore e dall’aroma veramente forti, è formato dall’unione di tre latti: pecora, capra e mucca. La sua caratteristica è la concia e la stagionatura, che avviene in anfore di terra cotta dai  6 ai 24 mesi. 
 
 
 

Gironzolando per l’agriturismo si scoprono angoli deliziosi e panorami mozzafiato. Ci tornerò con la mia famiglia perchè so già che piacerà molto anche a loro

L’ultima tappa è stata alle Cantine Alois. La famiglia Alois è da più di un secolo presente nel territorio dell’alto Casertano ed è sempre stata impegnata nel settore tessile, in particolare nella produzione di sete. Nel 1992, Michele Alois decide di sdoppiare la sua attività avviando un’impresa di microvinificazione impiantando alcuni vitigni autoctoni come falanghina, casavecchia, pallagrello nero e bianco e aglianico.
 
Ci hanno accolti Talita de Rosa e Piero Gabriele, che prima ci hanno portato a vedere i vitigni 

 

  e poi ci hanno invitato nella bottaia per una degustazione. Ci hanno offerto il Trebulanum (vitigno Casavecchia) e Cunto (vitigno Pallagrello nero), che sono vini rossi, e il Caiatì (vitigno Pallagrello bianco), che è un bianco.

Il giro si è concluso nell’opificio, dove il vino arriva subito dopo la vendemmia e viene lavorato e imbottigliato.

La giornata è stata intensa, divertente e interessante e vorrei ringraziare Aifb e i miei compagni di “viaggio” per averla resa tale

 

 

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